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FOTOREBUS MUSICALE

Otto & Tito sui loro Social vi propongono anche dei Foto-rebus musicali.

Guardate queste 4 immagini. Si riferiscono ad un'opera lirica, il cui titolo andrete a scoprire coordinando i soggetti delle foto, Dovete individuare anche il nome del compositore (la prima o ultima foto vi suggeriscono in particolare). Se non riuscite proprio cliccando sul primo bottone "aiuto" ascolterete un brano musicale che vi aiuterà. Cliccando sul bottone in fondo avrete la soluzione.

 

TRE INDOVINELLI OPERISTICI

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Le soluzioni al tasto sotto

 
 
 
 

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Tutti pazzi per Ma…scagni (Cavalleria rusticana al teatro del Maggio)

5 febbraio 2019

Hai voglia a fare Olandesi e Villi a Firenze. Qui van tutti pazzi per lui, il nostro Pietrone nazionale, quello che nella bellissima fotografia del Luce, sta con il Duce, in un magnifico frack da cerimonia, dieci volte più elegante ed elegantemente del Capo del Fascismo, bisogna ammetterlo.

Delle quattro recite previste dal 12 febbraio, unitamente l’operetta di Jacques Offenbach, “Un mari à la porte”, auspice-come direbbe e dirà il solito giornalista del TG3Toscana-lo “specialista” Valerio Galli (specialista in Puccini e dintorni), una-la domenicale-del 17 è esaurita, le altre quasi. Teatro-il nuovo Comunale (che non ci senta Chiarot chiamarlo così!)-da 1800 posti.
La matematica non è un’opinione, quindi faranno settemiladuecento frenetiche persone che applaudiranno all’opera del Livornese.

Un’opinione invece che Mascagni sia un grande musicista della Storia, anche se un critico del Web come la nota Roberta Pedrotti, lo ha definito a suo tempo (malgrado abbia negato l’affermazione che pur resta nel mare magnum informatico, andate a cercarla, la troverete), un anticipatore di Britten oppure-tiè!-che l’Inglese si sia ispirato, quando e come lo sa la Pedrotti, a Lui (Mascagni, non il Duce!).

Una certezza che Mascagni “al crollo del Regime, nel 1943, avesse ricevuto dai «fondi segreti» di Mussolini, 1.290.000 lire: per l’epoca, un somma enorme” [se calcoliamo giusto-ndr-in euro odierni fanno 428.571,72].

Alessandro Zignani nel suo “La storia negata. Musica e musicisti nell’era fascista” (Zecchini editore, 2016, pagg. 45-46), prosegue: “Il satrapo della musica soggiornava in un Grand Hotel romano, disseminando sospetti e attizzando zizzanie tra i colleghi dotati di una faccia meno bronzea.
Anche se la morte di Turiddu aveva, in parte, ucciso anche la sua fama, l’elevazione di «Cavalleria»al rango di mito del Mediterraneo, sì aspro eppur vitale, gli proteggeva le spalle”.

Lasciando agli altri il piacere di andare, ascoltare, giudicare e scrivere qui dello spettacolo. Come dicevano due famosi comici televisivi, noi no, noi, no.

https://www.maggiofiorentino.com/events/dittico-cavalleria-rusticana-un-mari-a-la-porte/

LA FOTO DI MUSSOLINI E MASCAGNI IN FRACK PUO' ESSERE RINTRACCIATA POCO SOPRA NELLA SEZIONE "DUE NOSTRI ARTICOLI ECCELLENTI"

 

O Mascherello caro…                                                                                                 (Una notte all’Opera [di Firenze])

18 gennaio 2019

UNA LETTERA

 


Lorenzo Viotti nuovo direttore al Maggio? (Domani accadrà)

5 marzo 2019

Magari! E magari nel suo disegno interiore Cristiano Chiarot potrebbe aver in animo-tra circa quattro anni, allo scadere del periodo quaresimale imposto dalla esistenza di re Luisi XIV-di indicare l'attuale giovanissmo Viotti (1990), figlio d'arte come si sa (Marcello, prematuramente scomparso), quale nuovo e migliore responsabile della realtà fiorentina.
Non sappiamo tante cose. Certo l'età sarebbe giusta a quel momento, gli anni di Cristo e una memoria ai fasti del fu giovane Muti (1969) in quel della città medicea, ma pure all'anch'egli giovane Abbado in Scala (1968, 35 anni).

Di quest'ultimo illustre nome, Lorenzo Viotti, possiede al vero una gestualità molto prossima che però è egualmente presente in un altro grande della generazione antica, Bernstein, a cui-nel ciuffo che lo caratterizza e ad una certa avvenenza-può apparentarsi.
Anche se far tali nomi potrebbe risultare "sconveniente" ed inopportuno, l'abbiamo osservato da vicino ier sera a Firenze e se del primo possiede verosimilmente una tecnica molto disciplinata, precisa, accurata, del secondo ha una certa estrosità e calore, una comunicativa assai evidente se-tanto la stessa orchestra del Maggio-quanto il pubblico presente-hanno tributato ampi consensi e apprezzamenti non comuni per un ventottenne.

Non sappiamo se i tempi non poi così lontanissimi saranno a lui favorevoli, con le sorprese del mondo italico nella cultura e nella politica. Non sappiamo nemmeno se Viotti-attualmente tanto promettente e sulla strada del consolidamento-sia destinato invece ed ahimè ad una parabola discendente e divenire invece più semplicemente un altro kapellmeister. Anche la fortuna ha gioco.
Non sappiamo soprattutto quanta gola faccia (e farebbe a lui a quel tempo) il seggio fiorentino, dove sinfonica e lirica (che pure Viotti ha realizzato ed ancora produce) debbono essere concretati e gestiti. Per Muti fu un trampolino di lancio e gli anni che ha sulle spalle Viotti sono e sarebbero sempre pochi e adeguatamente tali.

Ma le magnifiche impressioni del suo primo concerto a Firenze (maggio 2018, Webern e Rachmaninov) e l'eccellente Bartok, quanto teso Dvorak del ritorno, sono a suo favore.
Quando una buona orchestra-come quella del Maggio-suona con accuratezza, bell'insieme e particolari, non sempre è facile dare (e giusto) il merito al direttore, che magìe non ne può fare se il corno spernacchia o il violino non è intonato.
Pure il risultato in un'opera così densa quale il Concerto per orchestra BB 123 del maestro ungherese, con le sue architetture novecentesche ma con rinvii quanto meno neo-classici e anche anteriori, i colori tipici in Bartok e della sua tavolozza strumentale, vi è stato.

Altrettanto (ed anche più, per la lezione viottiana) nel capolavoro di Dvorak, quella brahmsiana sua settima sinfonia, che però ha una scioltezza, un dinamismo ed una verve sconosciuti all'Amburghese, probabilmente il capolavoro (nell'ambito delle sinfonie sue) del compositore ceco.
Lorenzo Viotti vi si tuffa a piene mani, canta con l'orchestra ed il suo gesto è ampio, flessuoso ma pulito e senza eccessi, la postura è quella vecchio stile, il tronco, braccia, mani ìndicano e dispongono, ma le gambe sono ferme e senza agitazioni molto in voga tra i giovani direttori.
Il quarto movimento è la parte più impressionante e dimostrativa delle sue qualità e capacità, le ultime battute ("Molto maestoso" ff) con i celebri accordi "fz" a sigillo della partitura, vigorosi e magnetici.

Vi è una linea interpretativa ed esecutiva della "Settima" che realizza la pagina quasi cameristicamente; Viotti invece propone sempre e poi, proprio nel finale, la variante drammatica, con spinta del suono e della materia, in un effetto va detto travolgente (il crescendo-non scritto ma ìnsito-alla penultima battuta). Ed il successo è pieno. La formazione lo applaude, egli indica le parti tutte e le sezioni nelle quattro chiamate (l'ultima imposta e riservata dal primo violino per il direttore), i "bravo" dalla sala giungono ripetuti e sonori.
E il direttore ringrazia, alla vecchia maniera, mano sul cuore, inchino misurato, con le sue scarpe enormi (44/45?), in tela (?), dalla vistosa suola gommata bianca che scandalizzano una signora nell'intervallo, una giacca doppio petto che tira un po' troppo, il collo dell'immacolata camicia che stantuffa un tantino ed un saluto con la mano sinistra alle gallerie.

Domani accadrà. 

https://www.maggiofiorentino.com/events ... -viotti-3/

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UN OMAGGIO SPECIALE

17-18 GENNAIO 2019

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UN ARTICOLO PARTICOLARE

 

I CONTRIBUTI ORIGINALI

 

INVITO ALL'ASCOLTO

Una segnalazione di ascolto e visione

 
Erich_Wolfgang_Korngold_(1897–1957)